I miti del vino: il mito mediterraneo di Dioniso “il dio migrante”

Il mito di Dioniso sottolinea aspetti anche violenti del processo di introduzione della vite, che il mito di Dioniso amplifica fino ad fargli assumere i contorni della tragedia: il dio che muore dilaniato, pistatu, sotto i piedi degli operai, rinasce nei riti dionisiaci, che originano uno dei momenti più alti della cultura greca: la tragedia. L’insistenza del mito sulla necessità di accogliere questa coltura rivela la primordiale presenza di uno dei pilastri della dieta mediterranea: il vino. Al contempo esso racchiude l’essenza stessa della civiltà mediterranea: il valore e il significato dell’accoglienza.
Figlio di Zeus e della dea frigia Semele, narra di un viaggio per mare del Dio, al timone di una barca a vela, verso nuove terre da “conquistare”, dove diffondere il nuovo “credo” e le delizie del nettare “divino”. Il mito insiste sulla “diversità” del dio, sulla sua estraneità, e al contempo sul suo essere un sotèr, un Salvatore.  Sulla barca Dioniso porta un tralcio di vite e un otre pieno. Nei racconti mitologici è sempre apparso come una divinità venuta dall’esterno, nonostante che la sua discendenza sia olimpica al pari del suo opposto Apollo. Questo dio predilige l’estraneità, l’altro, il diverso, la maschera che nasconde/rivela il doppio, cittadino e insieme ospite, civis e insieme migrante. Nello spazio chiuso della città come nel suo al di là, egli evoca a volontà la forma dell’altro, portando la maschera che lo scopre ma sempre lo sottrae, soprattutto là dove sembra offrire l’aspetto più familiare, sfuggente e proteiforme. Fuor di metafora insegna che ognuno di noi è in qualche modo un altro da sé, un estraneo cui bisogna dare retta, a costo di divenire egli stesso vittima dello spirito di accoglienza. Dio del vino, dei riti bacchici, del canto dei Satiri, da cui origina la tragedia, egli è il dio che trasporta il vino nella sua nave sotto forma di tralcio, che insegna a rompere gli schemi della propria “appartenenza”, per tuffarsi nella propria e altrui alterità. 

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