Introduzione

Il cibo è un marcatore culturale del territorio: lo caratterizza, lo rende insieme unico e riconoscibile. Esso segna i momenti più importanti della vita comunitaria.

Il Siciliano quando deve fare un invito usa la formula: “vieni nni mia” [vieni da me], che significa sostanzialmente mangiamo insieme, condividiamo la mia casa, il bene più prezioso. Questo è un comportamento che accomuna i popoli del Mediterraneo che ha un solo nome: ospitalità.
Il cibo accoglie, nutre ed insieme favorisce la comunicazione: è esso stesso comunicazione. A un amico in visita quando arriva si offre del vino, o dei biscotti, secondo un costume che è mediterraneo greco e arabo al contempo:
«Il cibo di due è sufficiente per tre e il cibo di tre è sufficiente per quattro»: questo detto del Profeta Muhammad riassume bene l’ospitalità tipica degli arabi: offrire tè, caffè o cibo è parte integrante del loro modo di vita, per questo motivo il cibo è sempre preparato in quantità generosa. Quando la famiglia era poverissima, tuttavia, all’arrivo dell’ospite in visita si nascondeva per primo il vino. Non offrirne sarebbe stato uno sgarbo. Al contempo il cibo si condivide perché come dice il proverbio: “Cu mangia sulu s’affuca” [Chi mangia solo si strozza].

Le mode alimentari risentono di vari fattori: dinamiche interne ed esterne. La forza di un territorio sono i suoi uomini e i prodotti della terra, frutto di millenni di esperienza e di sedimentazioni culturali. La Sicilia ne è un esempio. 
I popoli che sono di volta in volta pervenuti sull’Isola hanno aggiunto sempre qualcosa a un già ricco patrimonio di sapori e saperi. Se percorriamo la storia delle diverse e successive presenze sull’isola notiamo che ciascuna di essa ha arricchito il patrimonio culturale e al contempo è stata come soggiogata da una millenaria civiltà. Sostrati culturali forti si presentavano a questi popoli.

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