La salsiccia di Palazzolo

Famosa in tutto il Val di Noto e oltre è la salsiccia di Palazzolo. A sottolineare la fama della salsiccia del proprio paese il palazzolese suole ripetere: Pi-ffinuocci Sarausa / ppi sausizza Palazzuolu (il senso del detto, non troppo nascosto, è fin troppo evidente). Una parte di questa si consuma fresca, mentre una piccola si attacca per asciugare nei dammusi delle case: quest’ultima salsiccia prende il nome di sasizza pasqualora, in quanto si consuma ormai asciutta a Pasqua.
Un tempo la carne per la salsiccia non si tritava, come avviene oggi, in macchina, ma veniva capuliata, cioè battuta col cappuliaturi, o con la mannara riducendola in poltiglia dalla grana consistente, e impastandola con sale, peperoncino rosso (un tempo il pepe nero), semi di finocchio selvatico (u finuccieddu rrizzu) nelle giuste dosi, ammorbidendo e insieme insaporendo il tutto con vino di Pachino. Qualcuno intanto puliva le budella del maiale, trattandole con acqua, sale e vino e, quando la salsiccia impastata a‑rrisirutu (ha riposato tutta la notte) si riempiono di quell’impasto, formando corde di salsicce lunghe fino a due metri, e grosse, che si appendono in luogo fresco e ventilato esposto a tramontana. La salsiccia fresca si frigge in padella di ferro a fuoco lento con olive nere, aglio a grossi spicchi interi, e frequenti bagni di vino nero di Pachino, vi si mescolano varie verdure (soprattutto le amarissime sanape, sanapi).

Leggi anche

Cassata di Pasqua [antica ricetta del val di Noto]

La cassata di oggi, che si consuma soprattutto a Pasqua (ma ormai tutti i giorni) nasce come dolce freddo intorno al ‘...



Pani e dolci di Pasqua

La Pasqua è nell’esplosione dei colori della primavera e nel periodico rinnovarsi della natura. Il pane e i dolci...



Il macco di San Giuseppe

In molti comuni del siracusano si prepara il maccu di S. Giuseppe. Questa minestra si ottiene cucinando legumi secchi (...



Il sancunazzu o sanceli

Il sanguinaccio, sancunazzu, come si chiama in molti paesi: si prepara mescolando al sangue caldo le noci e il latte....



Panza çina

Del maiale nulla si butta, meno che mai una parte considerata fra le più saporite: la pancia dell’animale. Si pulisce...



Il Carnevale e il “sacrificio” del porco

Il porco era in tempo di carnevale la vittima designata, vero capro espiatorio, sacrificato per cancellare “peccati”...



La cuccìa

Il più significativo piatto che si prepara dalla gente Iblea è la cuccia. E’ un piatto di una semplicità estrema, e...



Le crispelle (o sfinci)

Cibo tipico della festa di S. Martino e del Natale, le crespelle si preparano in due modi: di farina mista a patate, o...



La cubaita o giuggiulena (miele e sesamo)

Il nome a questo dolce arcaico è dato secondo un processo metaforico dal contenuto, cioè i semi di sesamo, chiamati in...



I dolci della festa

Ma sono i dolci a segnare il tempo festivo. Comunque e a costo di grossi sacrifici nelle mense povere non mancava mai...